Elogio della lentezza sul Pollino, con Biagio il cantastorie e la sua asina

Se si percorre qualche strada secondaria o ci si ferma nella piazzetta di uno dei paesini del Parco Nazionale del Pollino, può capitare di imbattersi in un cantastorie e nella sua asina, Cometa Libera. E’ Biagio Accardi, artista, suonatore, ricercatore calabrese, il quale, dopo gli studi, ha deciso di consacrarsi alla natura e alle tradizioni popolari, facendosene banditore e difensore.

Una scelta in controtendenza e coraggiosa, eppure oggi più che mai illuminata. Vive in una casa in campagna, che è diventata un po’ crocevia di camminatori, musicisti, studiosi. Qui si organizzano corsi di yoga, danze popolari, teatro, laboratori di cucina, si può mangiare in modo frugale e a km zero. Vi passa gente di tutto il mondo, si ferma, e poi prosegue il proprio percorso.

La lentezza come filosofia

Biagio è un ricercatore di musica e strumenti etnici. La sua filosofia di vita è la lentezza. Una lentezza, ci spiega, che non significa perdere tempo, bensì guadagnarne. Una lentezza pregna di contenuti e, soprattutto, di senso. Camminare a piedi, uscendo dalle rotte usuali e dai sentieri praticati da tutti; cercare vecchi camminamenti e crearne nuovi, spostarsi dalle marine calabresi o lucane, quelle che in estate sono investite da moltitudini di villeggianti, è recuperare un tempo e un mondo che appartenevano ai nostri genitori o nonni, e che abbiamo barattato con la velocità, la fretta, la smania.

Non è semplicemente riuscire a fare a meno o ridurre l’uso e il condizionamento delle tecnologie, è proprio recuperare quell’otium che gli antichi riconoscevano come un valore importante dell’umanesimo letterario e filosofico.

Biagio Accardi ogni anno organizza un Viaggiolento, che dura qualche giorno e porta chi lo accompagna alla scoperta di borghi, terre, persone, dialetti, cibi, erbe. Ritrovare questa memoria vuol dire non arrendersi definitivamente alla vittoria del consumismo e dei grandi centri abitati.

Nell’area del Pollino lo conoscono e, quando arriva con la sua asina, trova sempre qualcuno pronto a raccontargli esperienze di vita, ad offrirgli un bicchiere di vino e un po’ di compagnia. Ma è conosciuto anche in altre parti d’Italia e d’Europa, grazie ai suoi “canti e cunti” e al suo spettacolo teatrale “Kairos”, rigorosamente in dialetto, per il quale ha avuto la collaborazione di musicisti del calibro di Daniele Contardo, del poeta americano Jack Hirschmane e molti altri.

Kairos per gli antichi era un’altra dimensione del tempo, quello interiore, che consisteva nella capacità di cogliere il momento opportuno. “Per me vuol dire saper cogliere il momento opportuno per riflettere sulle contraddizioni della nostra epoca – sostiene Biagio – provare a invertirne la direzione, sulle tracce di chi ci ha preceduto e ci ha consegnato un mondo in cui uomini, animali, piante vivevano in simbiosi”.