Covid, fermiamo
il partito della “mozione degli affetti”

A Natale ci si potrà spostare tra comuni limitrofi – il come e quanto da definire – facendo contento tutto il partito della mozione degli affetti, da Di Maio a Salvini passando per Italia viva. Perché non sia mai detto che gli italiani, popolo mammone e notoriamente di cuore, lascino soli gli anziani nel giorno più santo dell’anno. Speranza avrebbe voluto una zona rossa generalizzata, ognuno a casa con il suo panettone, nonni e anziani parenti relegati ad una telefonata di cortesia, se pure. Crudele, no?

No. Perché se c’è una cosa che avremmo dovuto capire tutti dopo quasi un anno di agonia, è che la distanza fisica è ancora la nostra migliore medicina contro il Covid 19. Non siamo mica il presidente degli Stati Uniti o il suo avvocato Rudy Giuliani, che escono dalle cliniche super vip dopo cinque minuti, avendo potuto beneficiare di una dose di anticorpi monoclonali negati alla gente comune (non a tutti, in effetti, il segretario alla sanità Usa ha spiegato che nei mesi scorsi ne sono state distribuite 278.000 dosi, una quantità palesemente inadeguata visto che i contagiati in America sono 15 milioni e mezzo e 106.000 sono in ospedale – e infatti in alcuni Stati si procede con un sistema a lotteria: e bravo il signor Smith che oggi ha vinto la sua bella fiala di anticorpi, congratulations!).

Quindi no, stare distanti non è crudele. Lo è piuttosto impelagarsi in un dibattito sui comuni limitrofi, che poi a rigore ogni comune è limitrofo ad un altro, e per la proprietà transitiva perché se posso andare da A a B e da B a C, non posso andare da A a C? E’ la strada più breve per ritrovarsi nella spirale delle discoteche, un già visto dell’estate passata: se possiamo stare a un metro, perché non a 99 cm, o più vicini? E poi il giro d’affari, i posti di lavoro, l’economia? E non sarà la discoteca – o il ristorante, o il bar, il pub, il centro commerciale, la palestra – a diffondere il contagio…

Del senno di poi son piene le fosse, si dice. E non è mai stato tanto vero. Ventimila fosse, stando alle stime di uno come Galli,  direttore del reparto malattie infettive del Sacco di Milano, che di morti in questo periodo tetro ne sa qualcosa. E dunque?

Dunque, se il Natale fosse Santo, se fosse davvero un Santo Natale – a prescindere dal credo personale – non staremmo a discutere se la messa vale di più a mezzanotte. Se il Natale fosse Santo, ci preoccuperemmo che i nostri anziani, ma anche i più giovani, restassero ancora con noi a lungo: e non per un cenone soltanto. Se il Natale fosse Santo, non dovremmo vedere gli stessi personaggi che irridevano le mascherine e si facevano selfie in tutta Italia a viso scoperto, ecco non dovremmo vedere uno come Salvini trascinare questa festività nelle dispute politiche di cortile in nome della libertà. Che nel caso specifico per altro sarebbe quella di poter infettare ed essere infettato. Se il Natale fosse Santo ci preoccuperemmo un po’ di più della sofferenza altrui, anche di quella di medici e infermieri, che una volta erano i nostri eroi e oggi gli spacchiamo i finestrini delle auto.

Perciò io resto a casa, anche se non devo attraversare nessun confine comunale. E mia madre che è ultraottantenne e vive sola, e ha passato un lockdown decente guardando l’opera su Rai5, ha cancellato ogni residua esitazione da grande vecchia qual è: “Abbiamo passato Natali di guerra, con le bombe e la fame. Non sarà stare soli oggi a farci paura”.