A Londra le immagini del potere dell’arte e sull’arte del potere

Si è chiusa da circa un mese una grande ed importante mostra alla Royal Academy di Londra. Una mostra dedicata alla collezione del re Charles I. In una lettera del 1625 Peter Paul Rubens definiva il re “il più grande conoscitore e amante della pittura che ci sia al mondo.” Il 30 gennaio 1649 Charles I viene decapitato, e nel suo tragitto verso il patibolo è passato sotto il soffitto della Banqueting House, soffitto monumentale affrescato da Rubens per celebrare su richiesta del re il regno del padre James I. Quegli affreschi sono tra le pochissime opere che sono rimaste nei luoghi per i quali erano state commissionate. La sala stessa, la Banqueting House è praticamente l’unica parte rimasta dell’enorme palazzo di Whitehall, una vera città nella città, che divenne sin dal XIII secolo il centro del potere dell’Inghilterra e dal 1049 residenza reale. James I aveva fatto realizzare la Banqueting House dal famoso architetto inglese Inigo Jones nel 1622 per i grandi ricevimenti. Dell’immenso palazzo che doveva avere più di 1500 stanze sarà l’unica cosa che resta dopo alcuni incendi e demolizioni. E davanti al palazzo di Whitehall verrà giustiziato Charles I.

Alla morte del re Charles I l’enorme collezione di opere d’arte e di ricchezze in oro viene dispersa in quella che viene chiamata la Commonwealth Sale, la grande svendita del Commonwealth, parola che viene coniata durante il periodo di abolizione della monarchia, la repubblica di Oliver Cromwell (1649-1653). Il benessere comune era il significato. Insieme alla scomparsa del re devono anche scomparire i segni del potere, e tra questi la grande collezione d’arte. Gli oggetti d’oro vengono fusi, le pietre preziose vendute, e tutte le opere d’arte, una collezione leggendaria come sottolineano i curatori della mostra Per Rumberg e Desmond Shawe-Taylor, sono svendute. Molte delle opere sono finite alle corti di Spagna e di Francia e si trovano oggi nel Museu Nacional del Prado a Madrid e al Musèe du Louvre a Parigi. Sono stati individuati una grande parte delle opere della collezione da quando i curatori hanno avuto l’idea della mostra per ricostruirla ma ancora alcune risultano disperse. Alla morte del re Charles I e dopo il periodo di Cromwell, il figlio del re è in esilio all’estero sino al 1659 e ritorna in Inghilterra per assumere il nome di Charles II; tra i primi compiti che si pone il nuovo re è di ricomporre la collezione di opere d’arte disperse del padre. Il perché è ben spiegato nel volume Charles II, Art & Power, catalogo della mostra che si chiude il 13 maggio a Buckingham Palace, The Queen’s Gallery sempre a Londra.

“Dopo dieci anni delle austere regole di Cromwell, la restaurazione della monarchia nel 1660 porta al risorgere delle arti in Inghilterra. La corte di Charles II diventa la protettrice degli artisti più importanti e per la raccolta di importanti opere d’arte, opere che non dovevano solo servire a decorare gli appartamenti regali ma come mezzo per glorificare la monarchia restaurata e per rinforzare la posizione di Charles II come legittimo re. Ad iniziare dal monumentale ritratto di Charles II realizzato da John Michael Wright con indosso i paramenti reali. La mostra esibisce il ricco mondo della corte del re ed il ruolo delle arti nella restaurazione della dinastia Stuart”.

La mostra Charles II, Art & Power si sposterà nella Queen’s Gallery, al Palace of Holyroodhouse a Edinburgh, in Scozia, e sarà aperta dal 23 novembre 2018 sino al 2 Giugno 2019. Ottimo catalogo edito dal Royal Collection Trust, 2017. Molte delle opere che sono in mostra sia alla mostra di Charles I che di Charles II, sono parte del patrimonio della Regina Elisabeth II, recuperate e ricomprate da Charles II dopo il ritorno sul trono. Una celebrazione insomma del trono inglese di un tempo e di oggi, mostrando una collezione veramente incredibile.

Alcuni esempi: tra i tanti artisti in residenza alla corte di Charles I, il pittore ufficiale diventa Anthony van Dick. Famoso il ritratto del re in tre posizioni diverse del 1635. Il re incarica van Dick di realizzare gli enormi ritratti sia da solo, che con la famiglia, ovvero a cavallo, in armi, ritratti che devono rappresentare il simbolo stesso del potere del re. Basta scorrere i nomi degli autori di alcune delle opere della collezione: Raffaello, Peter Paul Rubens, Tiziano, Correggio, Diego Velazquez, Paolo Veronese, Lucas Cranach il vecchio, Albrecht Dürer, Hans Holbein il giovane, Peter Brueghel il vecchio, Jacopo Tintoretto, Agnolo Bronzino, Dosso Dossi, Palma il Giovane, Caravaggio, Guido Reni, Orazio e Artemisia Gentileschi, Leonardo da Vinci, Palma il vecchio, Rembrandt e ve ne sono molti altri.
Tra le altre cose gli emissari alla ricerca di opere d’arte fecero acquisire al Re la prestigiosa collezione del Duca di Mantova e la vendita venne perfezionata da parte del Duca Carlo I Gonzaga nel 1629. Tra le opere Andrea Mantegna ed il grande ciclo del trionfo di Cesare. Molto ben curato anche il catalogo della mostra Charles I, King and Collector, Royal Academy of Art & Royal Collection Trust, 2018.

Una mostra sul potere, sul potere dell’arte, sull’arte del potere. Basata su una collezione unica di opere d’arte di tutta l’Europa. Realizzata e messa in opera dall’unico re di Inghilterra giustiziato dopo un giudizio legale da parte di una corte nominata apposta. Una mostra sulla restaurazione del potere, sul mantenimento del potere tramite l’arte. Lasciando un segno indelebile anche più che nella storia dell’Inghilterra nella storia dell’arte e della cultura del mondo. Che è un potere imperituro per quello che può essere ogni cosa umana.

Riflessione finale in data di oggi: andare a vedere che idea aveva sull’arte e il potere Charles I, documentarsi, informarsi, per capire quali sono le cose importanti che cambiano la storia dell’umanità. Senza fraintendere la morale, che è così facile come si sa, come l’etica, da fraintendere.