A Gubbio col Medioevo il racconto
dei nostri padri barbari

Si parlerà di Medioevo a Gubbio (Perugia), dal 26 al 30 settembre, durante un grande Festival giunto alla quarta edizione. Beh, si dirà, sai che novità… Sarà una delle tante rievocazioni dedicate all’epoca europea che, secondo l’accezione più trendy, va dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente (476) alla scoperta dell’America (1492). Invece, no. È un evento per addetti ai lavori e appassionati. In programma ci sono conferenze, spettacoli, concerti, rassegne di libri e tante occasioni divertenti, tutte a ingresso libero; però senza nessuna concessione al folklore inventato a tavolino. Insomma, si parlerà di Storia con la S maiuscola. E anche il titolo di questa edizione promette battaglia: “Barbari. La scoperta degli altri.” “Che razza di scoperta è?”, si chiederà qualcuno in sintonia con la xenofobia di moda ultimamente. “Altro che altri! I vecchi barbari (letteralmente “balbuzienti” per gli antichi greci, cioè coloro che non parlavano la loro lingua, ndr) ci hanno saccheggiati, conquistati, maltrattati, così come oggi i nuovi barbari vogliono invaderci”.

È bene fare un passo indietro. Il Medioevo è durato mille anni, in cui è successo tantissimo. E lì “dentro” noi contemporanei, non sempre azzeccandoci, mettiamo dentro di tutto, compreso il luogo comune farlocco sui “secoli bui”. Oltre tutto, coloro che vissero allora – tra cui i nostri padri fondatori di arte, cultura, letteratura e via elencando – mica sapevano di essere nel Medioevo. La sfilata di 10 secoli è stata definita “età di mezzo” dopo, dagli Umanisti italiani del 14° secolo: avevano l’ambizione di creare una nuova umanità a imitazione dei modelli classici romani e greci, quindi cercarono di parlare malissimo dell’intervallo tra i mitici tempi antichissimi e il loro tempo. È stata una connotazione dispregiativa che ha avuto vasto seguito fino agli Illuministi e, a livello popolare, fino ai giorni nostri, con tantissime sfumature. Per lo più resiste la convinzione che nel Medioevo abbiano trionfato brutalità, superstizione, ignoranza, anarchia, oppressione, miseria, terrore, bigottismo, magia e chi più ne ha più ne metta.

A livello intellettuale, l’inversione di rotta c’è stata nel recente (in termini storici) Ottocento, durante gli anni del Romanticismo. Quando nell’epica medievale si cercarono (a volte con cognizione di causa, altre volte a colpi di ignoranza o malafede) le radici dell’identità delle moderne nazioni europee. Persino Karl Marx – seppur vittima di qualche pregiudizio – guardò a quel millennio: lui puntò sullo sviluppo dell’artigianato urbano, le cui caratteristiche precapitalistiche gli facevano simpatia. Oggi l’idea popolare di Medioevo si gioca tra vecchi luoghi comuni, storie di stregonerie e di cavalieri, visioni in stile “Signore degli anelli” e superstizioni esoteriche spacciate per storia anche in tv; con l’ulteriore condimento di frasi fatte care a molti giornalisti, che scrivono di “ritorno al Medioevo” appena qualcosa va storto e di “Medioevo prossimo venturo” quando immaginano il collasso catastrofico della nostra società industriale.

Per fortuna ci sono anche cittadini che considerano quei mille anni un’epoca ricca di stimoli e di scoperte. Ed esistono storici, la grande maggioranza, che ne offrono l’immagine ricca ed entusiasmante che merita, tanto più da quando la storiografia è attenta alla vita delle persone comuni di allora, oltre che a quella dei potenti. Ciò che interessa oggi, al di là della continua ricerca di fonti e la rielaborazione che caratterizza il lavoro dei veri storici, consiste nel capire le tante sfaccettature del Medioevo e comprendere quel che resta nel nostro immaginario di quei tempi.

A questo punto torniamo al tema del Festival di Gubbio: “Barbari. La scoperta degli altri”. La premessa è che, senza quei barbari, noi non saremmo… noi. Pare ovvio, ma non lo è, soprattutto ai dilettanti e ai politicanti allo sbaraglio. I nostri patrimoni genetici europei nel XXI secolo sono frappé di popoli e di etnie; la nostra cultura, idem. Il motivo della scelta di quel titolo ce la spiega Federico Fioravanti, giornalista, ideatore e direttore del Festival: “Noi vogliamo affrontare temi di scottante attualità attraverso il racconto della storia. Quest’anno intraprendiamo un viaggio tra popoli e individui, tra grandi migrazioni e difesa dei confini, nel confronto con quelli diversi da noi, che parlano lingue oscure e appaiono o sono spacciati come nemici”. Insomma, caro Federico, lei cerca rogne. In quest’epoca i muri si alzano e le diversità, invece che come patrimonio, sono usate come mazze ferrate. O no? “Vedremo. Noi, come ogni anno, vogliamo incrociare le storie medievali con le grandi questioni del mondo contemporaneo. Tutto è legato a doppio filo. Perché, come sosteneva il grande medievista francese Jacques Le Goff, il Medioevo è la nostra giovinezza; è forse la nostra infanzia. Conoscerlo, è necessario anche per comprendere meglio ciò che siamo ora e quello che potremmo diventare”.

Il 26 settembre il Festival sarà aperto alle 11 dalla conferenza dello storico Alessandro Barbero, un vero campione della divulgazione scientifica, che ha lo stesso titolo del Festival. Una piccola anticipazione: professore, come mai oggi si sente ancora blaterare di barbari quando si parla di migranti? “È un termine entrato nell’immaginario della gente, che è facile utilizzare a sproposito. I primi a considerare barbari gli stranieri sono stati i greci, seguiti da romani. Questo atteggiamento ostile è continuato per secoli, finché la dottrina cristiana ha sostenuto che esistono solo esseri umani. Tuttavia abbiamo in mente le invasioni barbariche romanzesche o cinematografiche. Così è facile che anche oggi, in Italia e nel resto del mondo occidentale, la paura dei “barbari alle porte” venga usata a fini politici e per accentuare divisioni e paure”. Grazie, professor Barbero. A sentire lei, viene quasi il sospetto che il Medioevo che i barbari siamo pure noi…

Ps: tra i relatori ci sarà anche l’autore di questo articolo: giovedì 27 settembre, “Lo strano caso di Federico II di Svevia”, ore 15,30.