Pd-M5S: ora un vero patto per non sprecare il successo in Ue

Non c’è dubbio che una parte dell’informazione italiana aveva scommesso sulla sconfitta europea del nostro Paese. Alcuni giornali avevano già intonato il de profundis: il titolo di Repubblica di sabato (“L’Italia nell’angolo”) è emblematico dell’atteggiamento con cui si è seguita la trattativa e del clima negativo che si vuole creare attorno al governo guidato da Giuseppe Conte. Per fortuna le cose sono andate diversamente da come le avevano immaginate (o sperate) certi ambienti e il risultato raggiunto al vertice europeo può considerarsi positivo.

Ora comincia la partita più difficile

Niente trionfalismi, per carità, come ora chiedono molti editoriali conditi da tanti “ma” e diversi “eppure” rispetto al risultato raggiunto. Però, nonostante le questioni che restano aperte (e che su strisciarossa hanno bene illustrato Paolo Soldini e Virgilio Dastoli) un fatto è certo: l’Italia ha oggi la grande occasione per ricostruire se stessa e imboccare una strada nuova che cancelli le storture che ci portiamo dietro da troppo tempo.

Da questo punto di vista possiamo dire che ora comincia la partita più difficile. Per due motivi: uno che attiene all’assetto del sistema politico, l’altro che riguarda invece la struttura economica.

 

Governo più solido, ma ora serve una svolta

Il risultato ottenuto in Europa rafforza sicuramente il governo in una fase in cui troppi distinguo e numerose tensioni lo stavano mettendo in difficoltà. Dico rafforza il governo perché il successo è sicuramente merito di Conte, ma è stato possibile grazie al concerto con alcuni ministri che hanno lavorato in prima linea: Amendola e Gualtieri innanzitutto. A questo punto ci sono le condizioni per consolidare un’esperienza di governo che in questo quasi anno ha avuto alti e bassi, ma che è stata in grado di affrontare lo tsunami dell’emergenza Covid-19 in modo dignitoso e di combattere con coraggio al vertice europeo. Queste condizioni non bisogna sciuparle. Non si tratta di vivacchiare finché si può e come si può. Occorre invece un salto di qualità: passare da un governo di necessità a un governo delle opportunità.

Per fare in modo che ciò accada è necessario un nuovo patto tra i due principali contraenti della coalizione di governo: il Pd e il M5S. Per assumere una responsabilità così grande – cioè guidare il Paese nel momento delle grandi scelte da compiere con i 209 miliardi del Recovery Fund – non basta sopportarsi a vicenda, tra una punzecchiatura e l’altra. Serve una visione comune sul futuro dell’Italia. Dunque, bisogna guardarsi negli occhi e chiedersi: che cosa vogliamo fare insieme? A quali condizioni siamo in grado di riuscirci? E come possiamo farlo nel migliore dei modi?

Il banco di prova dell’alleanza Pd-M5S

Credo che questo passaggio sia il vero banco di prova su cui si misura anche la possibilità che l’alleanza tra Pd e M5S possa diventare strategica.  Non sarà facile riuscirci perché le differenze tra i due partiti sono forti e perché l’evoluzione democratica dei grillini è ancora incerta. Ma bisogna prendere atto che non si sta insieme tanto a lungo solo per necessità. Quindi, i Cinque Stelle devono affrontare in modo deciso il loro esame di maturità – essere una vera forza di governo oppure continuare a civettare con l’antipolitica? – mentre il Pd deve ricostruire la sua natura di forza popolare di sinistra, allargando il suo spazio politico, e contenere le pulsioni governiste che qualche volta lo rendono un po’ alieno agli occhi degli elettori.

Su questa sfida si gioca il futuro politico di questo Paese. E si può giocare bene, nel momento in cui l’astro Salvini sembra declinante, l’opposizione è divisa e le magnifiche sorti di un governo sovranista sembrano un brutto ricordo del passato.

Affinché questo disegno si compia, è importante anche il secondo aspetto della questione: come spendere quei 209 miliardi di euro che arriveranno? Si tratta di fare un grande sforzo come fu nella ricostruzione post-bellica, e non è poca cosa. Le uniche condizioni poste nell’accordo europeo riguardano la qualità della spesa. Quindi: niente mance elettorali, niente sussidi a pioggia, niente sprechi. Invece, vere riforme: da quella ecologica a quella digitale fino alla riduzione delle disuguaglianze e del precariato.

E’ chiaro che questi obiettivi possono essere raggiunti percorrendo strade diverse e facendo scelte diverse. Ma è altrettanto chiaro che la filosofia assistenzialista, che ha molti seguaci nel M5S, non è la migliore per affrontare questo compito di governo. Anche in questo caso bisogna avere un’idea dell’Italia. Un’idea non per oggi o domani, ma per il prossimo decennio.
Allora, se non vogliamo che su questa partita della ricostruzione si celebri un grande fallimento, serve il coraggio di sapersi mettere in discussione e di saper compiere insieme le scelte più giuste e sostenibili. E’ il momento della chiarezza e non dei giochini tattici. Se sarà così, allora il nuovo patto Pd-M5S diventerà una cosa seria e l’Italia ne potrà trarre significativi benefici, oggi e nel futuro. Altrimenti, dietro l’angolo ritroveremo, all’improvviso, la spiaggia festante del Papeete.