8 marzo: noi donne vogliamo tutto, tranne quello che c’è

Due donne ammazzate di botte dai loro compagni alla vigilia, sfigurate, a calci in faccia. Tanto per ribadire che la cultura del possesso resta feroce, e vivaddio che i giornali hanno smesso di scrivere che sono “drammi della gelosia” e “raptus d’amore”. I giornali – in gran parte – si, ma nelle aule dei tribunali è spuntata a tradimento, e solo qualche giorno fa, la “tempesta emotiva” a spiegare un femminicidio e a calmierare la pena: e sì che ne abbiamo sentite tante di magistrate e di avvocate (e di magistrati e di avvocati), in questi anni, che nelle aule di giustizia cercano di giudicare la violenza e gli assassini per quel che sono. Un tuffo carpiato all’indietro, un ritorno al “delitto d’onore”, il Codice Rocco che ancora pervade la nostra cultura, con le donne che non si possono ribellare quando in gioco c’è l’onore della famiglia, siano stupri – come a Napoli, sulla Circumvesuviana – o botte fino alla morte.

Grazie, bell’8 marzo. Nel nome della mamma. Con la ministra alla salute Giulia Grillo che benedice un convegno al Senato sulla maternità assistita, dove i relatori, i grandi “prof” sono tutti uomini. Una donna c’è, una avvocata, che rappresenta i pazienti. Ma uteri, ovaie, tecnologie, fertilità, donazioni, gameti… quelle sono cose da uomini. Titolo: “La scelta di essere mamma”. Hanno protestato in cento, accademiche anche loro, ginecologhe, biologhe, embriologhe, segnalando che c’è un “vuoto” femminile, e poi proprio l’8 marzo. Perché “dietro le mascherine in sala operatoria e le scrivanie ci siamo soprattutto noi medici donne”…

Ci mancavano forse motivi per andare in piazza, con il ddl Pillon che continua il suo iter nelle aule del Parlamento (ne abbiamo scritto: http://www.strisciarossa.it/le-leggi-di-pillon-alfiere-del-medioevo-dei-diritti/), un insieme di norme tese soprattutto a punire le donne che vogliono divorziare, colpendo prima di tutto i loro figli? E Simone Pillon non smentisce la lettura, lui è per la famiglia… Ma se c’era chi non aveva capito bene cosa vuole questo governo dalle donne, ci ha pensato la Lega di Crotone (ma guarda te dove si va a infilare la verità, a volte) a mettere nero su bianco, in occasione dell’8 marzo, un proclama dal titolo “Chi offende la dignità delle donne”, in cui tutto è spiegato bene bene. Una cosa tipo Dio Patria e Famiglia.

Insomma, chi sono gli offender secondo la Lega? “Chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata e assoluta autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo”, tanto per dirne una. O “chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia”. E via elencando, senza scordare migranti e gay, che poi insieme alle donne va a finire che fanno la rivoluzione (c’è scritto proprio così, non è una burla).

E noi, che pensavamo che i problemi fossero quelli della discriminazione, del pay gap gender, delle carriere bloccate, degli asili che non ci sono, dei permessi di paternità col contagocce, dei servizi per la cura degli anziani. Pensavamo di doverci occupare di molestie, di ricatti sul lavoro, di rappresentanza in politica. Illuse. Povere illuse.

Oggi è l’8 marzo. Le giovani e giovanissime di NonUnaDiMeno (ci sono anche le meno giovani, tra loro, a dir il vero) scioperano: chiedono tutto. È difficile chiedere qualcosa di meno.