Questo Joker è leader di tutti i derelitti di Gotham. Ma non vi aspettate originalità

Roberto Silvestri è un collega e un amico, ex Manifesto, che considero il mio guru in tema di associazioni inaspettate e citazioni spiazzanti. Commentando “Joker” su Facebook, ha scritto una cosa a cui non avrei mai pensato: ha definito il film un ideale prequel di “The Purge”, serie tv americana ispirata a 4 film il primo dei quali, capostipite di tutto quanto, si intitola in italiano “La notte del giudizio”. È la messinscena di un futuro distopico in cui ogni crimine diventa legale e molti personaggi indossano una maschera.

Ideale prequel di “The purge”

jokerÈ effettivamente possibile vedere un rimando a “The Purge” nel lungo pogrom dal quale viene invasa Gotham City, dopo che il futuro Joker ha fatto quello che doveva fare (niente “spoiler”, ok) in uno show televisivo al quale è stato inopinatamente invitato. Ed è l’ennesima riprova di come in “Joker” non ci sia un’idea originale nemmeno a pagarla oro. Silvestri ha scritto anche due cose alle quali avevo pensato anch’io, giuro.

La prima (alla quale in realtà hanno pensato tutti, a cominciare dagli autori) è cinematografica, il fatto che ampi brani della sceneggiatura di Todd Phillips e Scott Silver debbano moltissimo a “Re per una notte”, film del 1983 diretto da Martin Scorsese: c’è persino Robert De Niro, che là era il fan psicopatico (quindi il Joker, per così dire) e qui invece è il simil-David Letterman che ossessiona il protagonista. Ma il fatto stesso che Arthur Fleck, ovvero il Joker, sogni di essere uno stand-up comedian, un comico-presentatore simile a quello che nel film di Scorsese era interpretato da Jerry Lewis, e viva da solo con la mamma come Rupert Pupkin, il personaggio di De Niro in quel film, fa capire che l’ispirazione (per altro dichiarata) è molto forte.

Spazzatura, Gotham city come Roma

La seconda cosa invece è extra-filmica: i brani di telegiornale che ascoltiamo nella prima sequenza, e che parlano di una Gotham City sommersa dalla spazzatura e invasa dai ratti, hanno suscitato risate sinistre nei cittadini romani presenti in sala; e una battuta di De Niro (“C’è lo sciopero della spazzatura”; “E noi come faremo a procurarcela?”) potrebbe diventare lo slogan della futura campagna elettorale per le comunali di Roma.

Il Joker è un personaggio che ha già regalato miliardi a Jack Nicholson per il primo “Batman” di Burton e ha portato al premio Oscar il povero Heath Ledger per “Il cavaliere oscuro” di Nolan. Ma in quei casi il Joker era l’antagonista, mentre questo film è tutto su di lui. E l’idea è quella di dipingere l’uomo che diventerà un super-criminale come uno psicopatico disadattato, che vive in una Gotham squallida e senza tempo (in un cinema si proietta “Tempi moderni” di Chaplin, in un altro “Zorro mezzo e mezzo” di Medak che è del 1981), sommersa come si diceva dalla monnezza e invasa da una violenza fuori controllo.

La sindrome del giovane Fleck

Joker Affetto da una malattia psicosomatica che gli provoca risate nervose e incontrollabili, costretto a vedere periodicamente un’inutile assistente sociale per avere le medicine dalle quali è dipendente, Arthur Fleck è un relitto umano. La mamma malata e squilibrata lavorava da giovane per il miliardario Thomas Wayne, e a un certo punto Fleck si convince di essere un suo figlio illegittimo (quindi un fratello maggiore del piccolo Bruce, futuro Batman). Su questo punto la sceneggiatura mena il can per l’aia, lasciandoci nel dubbio: nessun dubbio possibile, invece, sul fatto che il signor Wayne sia una mezza carogna che vuole candidarsi alla carica di sindaco per farsi gli affari propri.

Di lavoro, Fleck fa il clown negli ospedali e in altre situazioni, ma ben presto le sue frustrazioni sfociano nella strage di tre ragazzotti “bene” che, come suol dirsi, se l’erano cercata. E quando riesce finalmente a partecipare allo show tv del quale è appassionato spettatore, condotto come detto da Robert De Niro, diventa la guida di tutti i derelitti mascherati della città. Al punto di ipotizzare un seguito in cui, se deciderà di prendersela con Bruce Wayne/Batman, sarà difficile dargli torto…

I due stili del film, quello dolente e quello spettacolare

JokerL’universo dei supereroi da fumetto è ormai talmente complesso e variegato da richiedere continue variazioni sul tema. Il Joker come eroe del riscatto proletario, fin qui, mancava. Vedendo il film, è forte per chi scrive la sensazione che da un lato si vada appunto sul riciclo continuo di idee pre-esistenti, in una sorta di eterna riscrittura del cinema fantastico in cui il post-moderno ha aggiunto almeno altri tre-quattro “post” alla propria definizione; dall’altro, che si senta la necessità di dare un background serio, dolente e realistico a personaggi che non avrebbero bisogno di tale nobilitazione, o che comunque non la reggono. Tentare di raccontare il “romanzo di formazione” del Joker facendo un mash-up, un miscuglio dei grandi film di Scorsese e non solo (c’è anche “Taxi Driver”, come no?, ma ci sono anche “I guerrieri della notte”) stride con il tono forzatamente fiabesco di alcune situazioni.

Ma sarà un successo di botteghino

È come se nel film coesistessero due stili, due approcci che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Ed è come se assistessimo, nel ruolo del Joker, a due performance: quella di un Joaquin Phoenix realistico, che dà al personaggio un dolore e una fisicità strazianti, e quella di un Joaquin Phoenix che fa il fenomeno, ballando alla Michael Jackson e ridendo anche quando non ci sarebbe nulla da ridere.

Se il critico è perplesso, il cronista deve registrare applausi tonanti e un generale clima di esaltazione, qui al Lido, per il film. “Joker” uscirà in Italia e nel mondo all’inizio di ottobre e farà un sacco di soldi. Considerato che per essere un film del genere ha un budget medio-basso (circa 55 milioni di dollari dichiarati), si rivelerà un affare.