2020, odissea
nel labirinto
del sacro Spid

Va bene, lo confesso, non sono un “nativo digitale”, ma nemmeno un totale analfabeta, eppure la burocrazia fa il possibile per farmi regredire ai tempi pre internet. L’occasione viene dalla necessità di creare il mio SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, per accedere al cashback e aprire tutte le porte dell’amministrazione pubblica.

Vado sul sito del governo e non mi sembra tanto complicato: mi sarà richiesto solo un documento valido (la “non lingua” burocratica scrive “in corso di validità”), la tessera sanitaria per il codice fiscale, la mia email e il numero di cellulare personale. E’ abbastanza per “tracciami” in modo minuzioso, ma non mi preoccupo perché Google, Facebook & company sanno già tutto e probabilmente molto di più.

Nella rete dei gestori privati

I “gestori di identità”, però, sono tutti privati. Perché, mi chiedo, non è lo Stato, la nostra res publica, a fornire questo servizio? Perché, per accedere a un servizio pubblico, devo dare l’assenso a delle società private che mi obbligano a ricevere le loro offerte commerciali? Ma va bene lo stesso. Per sicurezza mi affido alla mia banca che, però, mi gira a un’altra banca e a un servizio, a me sconosciuti. La procedura sembra abbastanza semplice, anche se, quando non compilo in fretta i dati richiesti, devo tornare punto e a capo, come nel gioco dell’oca.

Alla fine, comunque, ce la faccio, con fatica e un po’ di soddisfazione, come se avessi vinto una piccola gara con me stesso (si gareggia sempre contro e per se stessi). Mi arriva l’agognato “codice di prenotazione” e mi viene indicata una dettagliata mappa delle tabaccherie che possono certificare il riconoscimento de visu, ovviamente con tutti i documenti richiesti al seguito. Allora, mi dico, è quasi fatta, mancano solo un paio di bracciate prima dell’arrivo. Ma non è così.

L’elenco delle tabaccherie che dovrebbero fornire il servizio di riconoscimento è praticamente una bugia, perché quasi tutte quelle che ho contattato mi rispondono che il sistema non è ancora attivo. Poi, grazie a una “soffiata”, scopro una tabaccheria che effettivamente svolge questo servizio e mi fiondo dall’altra parte della città. Arrivo e mi metto disciplinatamente in coda. Ancora un piccolo sacrificio e avrò conquistato il sacro SPID. Ma è una pia illusione. Quando arriva il mio turno, visto che non devo comprare sigarette, gratta e vinci, pagare una multa o qualcosa del genere, devo aspettare la persona addetta al riconoscimento, che ha altro da fare.

 

Serve un addestramento zen

Alla fine è davvero il mio turno: consegno tutti i documenti richiesti, il mio codice di riconoscimento e tiro un sospiro di sollievo, che mi va subito di traverso. La macchinetta non legge il documento che avevo inserito e che era stato accettato al momento della compilazione della domanda. Ma sono lì, sono proprio io, ho tutti i documenti in regola, ho il mio prezioso codice. Niente da fare. Esco furibondo, ma cerco di non darlo a vedere per non tradire il mio addestramento da guerriero zen. Torno a casa e mi rimetto al computer per rifare tutta la trafila, questa volta con PosteID, che nella mia testa sono ancora un servizio pubblico. Dopo un paio di inciampi, arrivo alla fine del percorso e credo di avercela fatta. Nell’ultima pagina mi dicono che mi manderanno “al più presto” una email di conferma.

L’email, però, non arriva. Ho fatto qualche pasticcio? Ma no, leggendo le informazioni disperse sul sito di PosteID, scopro che “al più presto” significa che devo aspettare “almeno 36 ore” per ricevere il codice di prenotazione. Adesso sto ancora aspettando, con un po’ di ansia perché sono invischiato in meccanismi kafkiani e non mi abbandona il sospetto di essere caduto nella trappola di “Comma 22”, film del 1970, secondo il quale “solo un pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”. La burocrazia informatica mi inchioderà al “Comma 22” o alla fine otterrò il sacro SPID? Non si sa, ma a me piace vivere sperando e quindi …aspetterò cantando (anche se sono stonato).